Power Point vs. Open Document

Scritto da Marco il 30 gennaio 2007

Categorie: varie

Sul lavoro i colleghi mi prendono spesso in giro, chiamandomi “ibrido”, poiché lavoro nel settore commerciale, ma in realtà mi occupo degli aspetti tecnici delle forniture, e del supporto it dei clienti.
Come se non fosse sufficiente, tra le belle cose che faccio c’è anche la gestione di alcuni progetti web inerenti alla divulgazione scientifica.

Uno di questi è destinato a diventare una rivista online dedicata ai paesi in via di sviluppo, basata sul modello dell’Open Access.

Dunque, divulgazione scientifica, pubblicazione online, accesso aperto e gratuito ai contenuti sono le linee guida del progetto.

Oggi scrive un “publisher” interessato al progetto, e comincia a girare il coltello nella piaga:

come mai – chiede – dato che volete fare un progetto fondato sull’accesso libero e gratuito ai contenuti, pubblicate gran parte dei vostri in formato MS Power Point? In alcuni paesi africani, a cui voi vi rivolgete, il solo Office costa più del computer stesso, e praticamente nessuno se lo può permettere.

La risposta pronta sarebbe che lo facciamo per garantire la migliore diffusione dei conteuti stessi, in realtà no. E’ una balla. Si fa solo perché c’è un problema di squilibrio tra chi invia i contenuti e chi li scarica.

In pratica succede che in un portale che già esiste (simile per contenuti), la maggior parte di coloro che inviano dei materiali, sono europei e statunitensi, al più indiani. Tutte quelle persone insomma che sono abituate a trovarsi windows e office già installati sul pc che gli viene dato in dotazione dalla loro università, spesso non sanno neppure che windows e office sono due prodotti distinti, e se viene chiesto loro di creare un file che non sia il formato nativo di un programma MS, nel 99% dei casi non sono assolutamente capaci di farlo.

Non hanno mai avuto la necessità di cercare delle alternative, ecco perché non sanno neppure che esistono.

Il dibattito sui formati aperti, sull’accesso libero alle risorse, all’informazione ed alla cultura, infiammano la rete si, ma una rete fatta di pochissimi che si pongono il problema. Il resto del mondo ha altro a cui pensare, tanto è un problema degli altri.

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