Blogger che non sono stati

Scritto da Marco il 23 marzo 2009

Categorie: varie

Uno dei temi più gettonati di questi ultimi mesi è sicuramente la supposta fine dei blog, in quanto il dibattito si sposta progressivamente su piattaforme più orientate al commento come twitter, friendfeeed o facebook.

Ne hanno parlato più o meno tutti, sicuramente blogger molto più autorevoli del sottoscritto, eppure io la vedo un po’ diversamente, ed anche se questo post non avrà alcun commento, e passerà del tutto inosservato nel fluire delle discussioni in giro, io lo lascio quì lo stesso. Lo rilegggerò tra qualche anno e forse mi farà sorridere?

Beh, a mio parere la questione ha due strade, intanto si tratta più che altro di una questione puramente semantica, sul significato di blog. Dipende da come lo intendiamo, insomma, è un blog solo quello scritto online, o semplicemente la forma di pubblicazione editoriale-opinionistica, di informazione e condivisione è sempre esistita, e adesso si chiama blog perché è in rete invece che su carta?

E’ un problema dei commenti, allora? E’ solo il numero dei commenti che conta? Certo, se non sei vanitoso non apri un blog, e quel numerino che diminuisce certo ha un impatto devastante sulla fragile psiche di noi scrittori estemporanei.

Beh, sincermante, ma chi se ne frega dei commenti? Io sono sempre stato uno che commenta poco, eppure dai blog, da moltissimi blog, ho imparato una fetta enorme di quello che so. E’ in rete che ho imparato cos’è la rete, come funziona e come farla funzionare. Potrei dire senza paura che se non ci fossero stati IRC, i primi forum, e poi i blog, io forse oggi mi starei guadagnando la pagnotta in un modo decisamente diverso.

Eppure non sono mai stato un gran commentatore, anzi. Ho sempre lasciato pochi, pochissimi commenti in giro, più che altro qualche grazie qua e la, ma non sono mai riuscito a saltare a pie’ pari la barriera del monitor: se non ti conosco di persona mi viene difficile commentare un tuo fatto personale, è più forte di me. E se ti conosco, sarà più facile che ti chiami al telefono, o che ti venga a trovare e se ne parli davanti ad una birra.

Quindi, per celebrare quella che secondo me non è la morte dei blog, segue personale classifica delle persone che non hanno mai avuto un blog, ma che se mai ne avessero avuto uno (e fossimo stati tutti contemporanei), sarebbero stati messi al volo nella cartella speciale del mio reader:

04. Anna Magdalena Bach. Fu seconda moglie di Giovanni Sebastiano, di certo non riceveva le attenzioni dei suoi figliastri, soprattutto i più dotati Carl Philip Immanuel e Wilhelm Friedman. Eppure sono stati i suoi appunti e diari quotidiani a dare un contributo straordinario nella ricostruzione di alcune delle opere di suo marito. Le classiche immancabili malelingue addirittura insinuano che sia stata proprio lei a scrivere diversi brani per Johann Sebastian.

03. Paul Gilbert. In fondo la sua rubrica su Guitar Player, Terrifying Guitar 101, era praticamente un blog ante-litteram. Pieno di storielle stupide e divertenti (chi se la ricorda quella del chicken heart?), insieme a pezzi di tecnica chitarristica mostruosi. Adesso non li scrive più, i numeri della rivista chi li ha se li può rileggere, ma tutta quella roba non è di pubblico dominio. Se avesse scritto un blog, avrebbe guadagnato da AdSense minimo il doppio di quello che gli davano da GT, ed oggi sarebbe tutto nella memoria di Google. Noticina: quì avrei potuto metterci anche la Jennifer Batten, ma i suoi contributi su GT non erano regolari. Peccato, con quella trascrizione della fantasia cromatica BWV 903 ci ho passato pomeriggi indimenticabilmente dolorosi.

02. Mikhail Gorbaciov (ok, è solo una delle 132 traslitterazioni possibili), nel periodo dall 1985 al 1991. Così avrei potuto distrattamente aggiungere lì la domanda che mi preme di fargli da una vita: “ma quando ti hanno  eletto segretario del PCUS, già sapevano quello che avresti fatto, o tu li hai fregati, ed una volta preso il potere hai semplicemente deciso che era tempo di cambiare il mondo?”

01. Caio Giulio Cesare. Il primo ed il più grande blogger di tutti i tempi. Il suo blog sulla campagna in Gallia è magnifico, forse a molti darà fastidio il parlare di se in terza persona, ma nessuno ha mai più saputo infondere tanta passione in un semplice elenco di movimenti di truppe. Favoloso. Chissà che da questo post non nasca una “serie”.

Appendice:

a puro titolo ludico informativo, questa è la storia editoriale di questo post …..

4 Commenti a questo post Fai sapere che ne pensi!

  1. zoppo Scrive:

    il post contiene una riflessione attuale e concordo con quanto scritto. Non c’è che dire, i tempi e le abitudini cambiano, ed anche in ambito informatico. la morte dei blog quindi fa parte del “ciclo di evoluzione” della cultura e della moda informatica. ben venga se tra qualche anno, ritornando qui a rileggere, ci verrà da sorridere :) …e un pò come quando si ritrova un vecchio vinile :)

  2. Fabio13 Scrive:

    Da quello che ho capito io, con l’evoluzione di internet, la presenza di una persona sulla rete si è andata frammentando in una ampia serie di servizi. Il blog, secondo alcuni, andrebbe sostituito con una nuova forma di comunicazione capace di riunire e gestire tutti questi flussi.

    Io non uso decine di “servizi web 2.0”, ma mi accontento di avere un unico “spazio” dove essere presente sulla rete e raccogliere un po’ dei miei appunti a volte utili (poche) altre volte inutili (tante).
    In questo caso il blog continua ad avere una sua validità, come il vinile e come altri strumenti e tecnologie…

  3. Marco Scrive:

    Già, ci sarebbe materiale per un altro post, almeno.

  4. lazzaro Scrive:

    Caro Marco,

    sono capitato per caso sul tuo blog (da un commento che hai lasciato ad un post di Scalfarotto sul blog dei Mille: e non era un semplice grazie…, era una riflessione amara e condivisibile sulle responsabilita’ del centro-sinistra nella lottizzaione della RAI!)

    Cosi’ ho cominciato a leggere alcune cose che hai scritto e le ho trovate interessanti… tornero’ a trovarti di frequente!

    Nel merito di questo post, pur non essendo un grande informatico, credo che la vera grande differenza stia nel concetto di interattivita’ (che era sconosciuto ai nostri antentati, anche se, fin dai tempi di Cesare e ancor prima Tucidide, era nota la critica e il commento dei testi).

    La vera differenza e’ che oggi grazie alla tecnologia si puo’ commenatre diremmanete in camce alle cose scritte da altri, modificando di fatto il testo attraverso i commenti, perche’ chi legge dopo di me legge anche le mie integrazioni…

    Ecco… al di la’ delle differenti piattaforme (blog tradizionale/social network/twitter), io credo che quindi il blog non morira’ piu’.

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