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Che fare di internet?

Due modi d’intendere la rete:

No, non è il milionesimo post retorico spaccaballe frignone della serie “loro hanno Obama e a noi tocca il berlusca gnegnegne”, è solo l’ultimo, lampante esempio di come la vecchia e decrepita logica dell’economia industriale del XIX secolo, agonizzante ed annaspante, ancora una volta si scontra con il cambiamento inesorabile che non “sta arrivando”, ma è già quì da anni, e la sta mandando all’ospizio.

E c’è ancora chi si aggrappa al DRM, nonostante l’evidenza dei fatti.

Ma quanto ci mettono a capirlo?

DRM e acquisti online

Avevo già scritto quello che penso del DRM, ma un paio di giorni fa mi capita di cascare su questo articolo di Jacqui Cheng su Ars Technica.

Trad.: i clienti che hanno acquistato musica dall’ormai defunto store di si trovano a dover prendere una decisione che non si sarebbero mai aspettati:decidere a quale computer (e sistema operativo) affidarsi ed autorizzare per sempre, oppure dimenticarsi di accedere alla musica per cui hanno pagato. Perché? Perché ha deciso di chiudere il supporto al servizio, e spegnerà tutti i server di autorizzazione di per la fine di quest’estate. (continua)

Giuro che la prima reazione è stata un accennato sorriso ironico, al pensiero di quei fessi che ci sono cascati, ed hanno speso soldi per comprare qualcosa che è loro solo fino a quando il precedente proprietario non decide di riprendersela indietro.

Ci sono due cose che mi vengono in mente subito:

Primo: il modo in cui è stata gestita la cosa è semplicemente violento, prevaricatorio per non dire provocatorio e denigrante nei confronti dei consumatori. Avrebbero potuto benissimo fare in modo che chi aveva acquistato legalmente dei brani musicali potesse, con un ultima verifica prima della disconnessione, vederseli sbloccati per sempre, e poterli ascoltare anche sul suo prossimo computer. Invece no. Fine, chi ha comprato qualcosa, potrà autorizzare un ultimo PC, e potrà ascoltare la musica che ha comprato (con soldi che NON scadono) a patto di non fare modifiche hardware significative e di non aggiornare mai più il sistema operativo. Sembra quasi una battuta.

Secondo: il modello di è molto simile a quello di , e ci sono molte più persone che hanno comprato musica protetta dal negozio di . Cosa succederebbe se domani, per una qualunque ragione, decidesse di spegnere i server di ? La stessa, identica cosa. Con tanti saluti a chi è stato legalmente truffato.

Il gongolare lascia però presto spazio al rammarico, al pensiero che in realtà una fetta enorme di coloro che fanno acquisti e non solo, una fetta enorme degli utenti della rete è costituita da persone che sono in completa buona fede, che vedono il logo (o Sony, o …) e credono che sia una certezza di affidabilità, che li metta al sicuro da tutti quegli atti di puro terrorismo ideologico che vedono al telegiornale. Penso a mia madre quando chiama il supporto tecnico di Tiscali, che ha un numero a pagamento, e quelli le fanno la supercazzola e mettono giù per farla richimare 10 volte e farle spendere quei soldi che “le fanno risparmiare” dalla bolletta. E tutto è accettato troppo passivamente.

Penso che la Rete sta andando in una direzione in cui le persone si stanno abituando ad essere prevaricate,
a vedersi ledere una scheggia dei propri diritti ogni giorno, e lo si sta facendo con troppa leggerezza.

Jobs, il DRM e un chitarrista

Sono un blogger in differita, lo sono sempre stato, anche nei blog precedenti. Per cui solo adesso scrivo la mia sul tema caldo della scorsa settimana: la sparata di Jobs sul e sulle policy di .

Fermo restando che c’è chi ne ha scritto meglio e più esaustivamente di quanto io potrei mai fare, non posso che citare il post migliore sull’argomento, di Paolo Attivissimo.
Anche Johansen ha scritto diversi punti interessanti, e sono quasi completamente d’accordo.

Niente da aggiungere alle considerazioni di carattere pragmatico / commerciale, a parte il mio personale commento: il è l’unica ragione per cui non ho mai comprato e non comprerò mai musica da né da nessun altro negozio online. Mai.

Sono un appassionato di musica da sempre, i primi ricordi che ho della mia infanzia sono legati a brani degli Stones, Deep Purple e Pink Floyd. Per un periodo della mia vita ho fatto anche il musicista.
Possiedo un iPod G5 da 30 GB, che attualmente contiene 1538 tracce.
Di queste, la stragrande maggioranza (stiamo intorno al 90%), proviene da CD che ho comprato negli anni nei posti più disparati, molti su amazon.
A tutt’oggi, se esce qualcosa che mi piace, o se qualcosa che voglio comprare è disponibile su , la vado comunque a comprare in negozio (preferibilmente online), sia perché sono un po’ feticista e mi piace avere in mano il CD, ma soprattutto perché non potrei mai e poi mai sopportare che qualcun altro avesse il potere di decidere come/dove/quando devo sentire / vedere cosa. Sarebbe intollerabile.

Non ho alcun problema ad ammettere di aver fatto bizzeffe di copie dei miei CD; proprio perché ci tengo tanto, non porto l’originale (magari rarissimo) in automobile ad Agosto; proprio perché ci tengo tanto, non presto l’originale a nessuno; proprio perché ci tengo tanto, posso tranquillamente affermare che non ci sarà mai spazio per la musica protetta nella mia casa.

Se un giorno dovesse succedere che tutto il mondo si beve il cervello, e tutti saranno talmente rincoglioniti davanti al culo delle veline da lasciare che non ci sia più una sola traccia audio non protetta da in tutto il pianeta, allora l’unica musica che sentirò sarà quella che suono io.